..: Alta valle dell'Ofanto
..: Lago di Conza
..: da Calitri a Monteverde
..: da Nusco a Frigento
..: Terme di Teodoro
..: Mefite
..: Formicoso
..: Bosco di Castiglione
..: da Aquilonia a Lacedonia
..: da Lacedonia a Monteverde



Scopriamo l'irpinia insieme

L' Alta Irpinia comprende i territori più settentrionali ed orientali della provincia di Avellino, ove i maestosi monti calcarei dei Picentini cedono posto a modesti rilievi che non superano i 1.000 metri di altezza, caratterizzati da terreni argillosi,arenacei, intercalati a sabbie e conglomerati. L'Alta Irpinia è una terra non molto antica. Essa è infatti emersa solo 3-4 milioni di anni fa, in uno dei cicli più recenti dell'orogenesi alpina. Alcuni studi geologici hanno provato, infatti, che circa 5 milioni di anni fa, e precisamente nel Pliocene, l'Alta Irpinia era ancora sommersa e costituiva un bacino marino poco profondo. Durante la sedimentazione delle rocce che attualmente fanno parte dell'Alta Irpinia, si sono susseguite diverse fasi di sollevamento e abbassamento tettonico, che hanno causato fenomeni di erosione e di accumulo in alcune zone. In questo preciso contesto dunque gli agenti erosivi hanno modificato notevolmente le aree sommitali, consentendo la formazione di dolci colline ondulate, facilmente accessibili, ma soggette a instabilità. Il Miocene superiore aveva avuto termine in Europa con una generale e al contempo significativa regressione marina che aveva fatto emergere le rocce sedimentate sui fondali in precedenza, permettendo così agli agenti atmosferici di rimodellare le formazioni recenti: il territorio di Rocchetti Sant'Antonio costituiva con molte probabilità un territorio di origine miocenica emerso a non grande distanza dalla costa. Nel Pliocene si ebbe una nuova grande regressione marina grazie alla quale si ebbe la deposizione di nuovi sedimenti. Questi, di natura prettamente argillosa, costituirono la base su cui si sedimentarono in seguito depositi di minore profondità, di natura prima sabbiosa e successivamente conglomeratici. Durante il tardo Pliocene, poi, la sedimentazione ebbe termine con la definitiva emersione dei fondali marini e l'inizio di un nuovo, forte ciclo erosivo ad opera di agenti atmosferici. L'erosione, attiva per circa 3 milioni di anni, ha avuto luogo sino ad oggi, creando profonde valli e dando luce alle stratificazioni più antiche, che oggi costituiscono il substrato agrario dell'Alta Irpinia. I conglomerati del Pliocene terminale, in seguito a recenti e marcate azioni corrosive, sono stati notevolmenteridotti: resti di tali formazioni permangono solo in alcune aree a sudest di Lacedonia. L'Ofanto e il Calaggio, scorrono ad oriente verso l'Adriatico, i fiumi Fredane e Ufita, ad ovest, sono ricevono acqua dal Calore. L'Alta Irpinia comprende la Baronia, le colline del Formicoso e il versante settentrionale dell'Alta Valle dell'Ofanto; si identifica quindi con le terre appartenenti a quattro valli contrapposte in senso est-ovest, a due a due: l'Alta Valle dell'Ofanto, quella del Frédane, la Valle del Calaggio e dell'Ufita.
In Altirpinia è possibile individuare due fasce climatiche : la fascia sub-appenninica sommitale (600-1.000 m) interessata dalle perturbazioni occidentali, e che ha quindi umidità sufficiente per la sopravvivenza delle specie vegetali presenti nella zona; la fascia inferiore (300-600 m), quasi mai raggiunta dalle perturbazioni, in cui sono presenti specie xerofite che aumentano al diminuire della quota e con il progressivo prevalere del suolo sabbioso. Una buona parte della vegetazione spontanea si trova nella fascia sommitale: qui sono presenti boschi sufficientemente estesi e quasi inalterati floristicamente. Quelli appartenenti a privati sono dotati di un folto sottobosco, capace di dare ospitalità a fauna sia di natura stanziale che migratoria; i boschi demaniali, invece, sono soggetti al rimboschimento con specie alloctone. Alle quote più basse si osserva il terebinto (Pistacia terebinhtus), mentre a sud si notano macchie di lentisco (Pistacia lentiscus) associato all'oleastro. Nel piano erbaceo, oltre alle ormai note graminacee e leguminose , si osservano specie quali Hyoscyamus niger (meglio conosciuta dalle nostre parti con il nome 'ferva re' li rienti", proprio per i benefici che i suoi semi procurano ai denti), Origanum volgare, Salvia sclarea, Asphodelus microcarpus meglio noto come porraccio, Peucedanum officinale, AsperuLa spp., Cirsium volgare, Asphodeline lutea, Diplotaxis muraLis, D. tenuifiolia, e Ferina communis glauca che spesso assume dimensioni arbustive. Prevalgono i boschi di cerro, ma sono presenti anche la roverella e il leccio. I monti dell'Alta Irpinia, a differenza dei tormentati territori montuosi dei Picentini e Partenio, sono meno elevati, facilmente accessibili e tutti dotati di climi più miti e asciutti; anche per questo motivo, sono stati sede dei primi insediamenti preistorici della nostra provincia. Il paesaggio dei monti irpini è stato profondamente modificato dall'uomo nel tempo. Nonostante l'antropizzazione del territorio, l'Alta è ancora dotata di precise vocazioni faunistiche derivanti dalla sua peculiare posizione e clima. Per gli Uccelli che scendono lungo l'Adriatico, il bacino dell'Ofanto rappresenta un fondamentale punto di riferimento geografico per raggiungere il Tirreno. Questi sostano lungo il suo corso e varcano l'Appennino proprio in Alta Irpinia, imboccando la Valle del Sele dalla Sella di Conza. Il Lago di Conza, invece, sta diventando un'area di sosta di primaria importanza per una moltitudine di Uccelli acquatici. L' Alta Irpinia è sì dunque terra di Uccelli, ma anche di Mammiferi rari, tra i quali il gatto selvatico, i Mustelidi, la lepre. Per quanto riguarda il paesaggio, esso è caratterizzato da estesi seminativi costituiti da cereali che cedono spesso il posto a foraggere autunno-vernine, o al maggese di rotazione agraria. Le colture da frutto si limitano a pochi vigneti e frutteti, volti a soddisfare le sole esigenze familiari; rari sono invece gli oliveti e i castagneti da frutto. I pascoli e i prati, semplici o cespugliati ("mezzane"), sono sfruttati da pecore e capre e, molto meno, per l'allevamento dei bovini. Gli agricoltori altirpini hanno ricostituito da poco aziende agrarie di elevata estensione dedicandosi prevalentemente a monocolture cerealicole meccanizzate. I campi sono stati così liberati da tutto quanto potesse dare intralcio: siepi, alberi isolati, rendendo il paesaggio monotono, sebbene si presenti ancora in parte vivacizzato dalle aree rimboschite e dai boschi superstiti che, per (abbandono dell'allevamento del bestiame, spesso sono impenetrabili.